mercoledì 25 maggio 2016

Rammstein - "Mutter" - 2001

Con la parola GOTICO oggi si fa riferimento a qualcosa di macabro, orrorifico, tetro, frutto della diffusione del Romanzo Gotico, per l'appunto, nell'Inghilterra fra fine XVIII ed inizio XIX secolo.
La sua etimologia, d'altro canto, ci riporta assai più indietro nel tempo, fino all'antico popolo germanico dei Goti.

Cosa mai potrà accomunare due accezioni così differenti dello stesso vocabolo?
I Rammstein e più specificamente il loro terzo album "Mutter".
Il sestetto tedesco, formatosi otto anni addietro a Berlino, ci affoga in un liquido amniotico fatto di visioni remote e deviate.
Il singer Till Lindemann, enfatico e teatrale in ogni sua manifestazione, strappa la nostra attenzione fin dall'opener "Mein Herz Brennt", poderosa ed ottima nel ruolo di apripista.

"Vengono da voi di notte e rubano le vostre piccole calde lacrime
Aspettano fino al risveglio della luna e le spingono nelle mie fredde vene.
Il mio cuore brucia!"

Si alzano i bpm nella marziale "Links 2 3 4", mentre un geniale utilizzo dell'elettronica (vera costante), una melodia sinuosa e la solita stratosferica interpretazione di Lindemann, fanno della volitiva "Sonne" un autentico gioiello.

"Ich Will" è un misto delle due tracce che la precedono ed è tanto potente quanto "Fever Frei!" risulta belligerante con la sua esortazione ad aprire il fuoco! Curiosamente a me ricorda da vicino l'Industrial Metal del primo Marilyn Manson. Voce a parte, ovviamente...

La titletrack è una ballad elettronico-sinfonica da pelle d'oca e lascio ad uno stralcio di testo l'incombenza di descriverla:

"La lacrime di una schiera di bambini anziani le infilo in un capello bianco
Getto nell'aria la catena bagnata e desidero di aver avuto una madre."


E' un carillon ad introdurci nella filastrocca del Giorno dei Morti di "Spieluhr", brano da applausi a scena aperta e ancora da brividi alla schiena.

"La fredda luna in pieno splendore
sente le grida nella notte e nessun angelo scende.
Solo la pioggia piange sulla tomba."

Si fa ritorno alla vita terrena e ai suoi piaceri in "Zwitter", scatenato inno all'ermafroditismo e nella focosa "Rein Raus" (letteralmente dentro fuori...), mentre è di nuovo la Morte il comune denominatore di "Adios", divampante cronaca di un overdose in vena e di "Nebel", spettrale e magniloquente addio alla propria amata.

"L'ultimo bacio
fu tanto tempo fa.
L'ultimo bacio
lui non se lo ricorda più."                                                
Saranno anche filonazisti, eccessivi e talvolta incomprensibili, ma i Rammstein, con QUESTO disco, si fanno perdonare davvero tutto.