martedì 24 maggio 2016

Calexico - "The Black Light" - 1998

Sperduta nella Contea di Imperial (California), habitat fra i più secchi degli Stati Uniti, Calexico è conosciuta soprattutto per aver prestato il proprio nome alla coppia Joey Burns/John Convertino. Gemellata con Mexical (Messico), per ovvi motivi "anagrafici", è senza ombra di dubbio la primaria fonte d'ispirazione per l'ex-sezione ritmica dei Giant Sand.
Alternative Country dilatato e sabbioso, miscelato sapientemente ad un Tex-Mex cinematografico fanno da colonna sonora ad immagini che sono sì stereotipate, ma persuasive a tal punto da farci scordare che cactus, coyotes e rocce arenarie fiammeggianti sono l'equivalente dei nostri pizza-spaghetti-cappuccino...


Non casualmente poco fa ho fatto riferimento alle colonne sonore; è difatti la "morriconiana" "Gypsy's Curse", "la luce bianca" di questo "The Black Light" ad introdurci in questa fiesta lisergica.


I pochi interventi vocali di Burns, centellinati e dosati al meglio, come nella felpata titletrack, non fanno rimpiangere l'assenza quasi totale di una vera e propria linea guida. Non ci sono ritornelli da canticchiare, ma straordinarie atmosfere di cui godere.

Così, in un rapido susseguirsi di concisi pezzi strumentali, come la struggente "Where water flows", la festaiola "Sideshow" e la superflua "Sprawl", fanno la parte del leone (o in questo contesto del puma...) brani-CAPOLAVORO come "Missing" e "Bloodflow".

Entrambe rarefatte, dimesse e davvero meravigliose.
Delicata e sognante la prima, in un tripudio di steel guitars e pianoforte.
Si fa strada in punta di piedi la seconda, in un crescendo che mette i brividi per intensità.

"Her eyes are closed now that final breath is near
She lets go of my hand and I fall into a see of tears"



Non passano di certo inosservati la tesa "Chach" ed il valzer da Luna Park zigano di "Old Man Waltz".
Le trombe, la marimba e le pedal steel della conclusiva e vagamente allucinogena "Frontera", sono l'ideale compendio di un disco che non stanca davvero mai.

Che venga utilizzato come "carta da parati musicale" o degnato di un attento ascolto, questo "The Black Light" non deluderà nessuno.
Parola mia.