Sperduta nella Contea di Imperial (California), habitat fra i più secchi degli Stati Uniti, Calexico è conosciuta soprattutto per aver prestato il proprio nome alla coppia Joey Burns/John Convertino. Gemellata con Mexical (Messico), per ovvi motivi "anagrafici", è senza ombra di dubbio la primaria fonte d'ispirazione per l'ex-sezione ritmica dei Giant Sand.
Non casualmente poco fa ho fatto riferimento alle colonne sonore; è difatti la "morriconiana" "Gypsy's Curse", "la luce bianca" di questo "The Black Light" ad introdurci in questa fiesta lisergica.
I pochi interventi vocali di Burns, centellinati e dosati al meglio, come nella felpata titletrack, non fanno rimpiangere l'assenza quasi totale di una vera e propria linea guida. Non ci sono ritornelli da canticchiare, ma straordinarie atmosfere di cui godere.

Entrambe rarefatte, dimesse e davvero meravigliose.
Delicata e sognante la prima, in un tripudio di steel guitars e pianoforte.
Si fa strada in punta di piedi la seconda, in un crescendo che mette i brividi per intensità.
Delicata e sognante la prima, in un tripudio di steel guitars e pianoforte.
Si fa strada in punta di piedi la seconda, in un crescendo che mette i brividi per intensità.
She lets go of my hand and I fall into a see of tears"

Le trombe, la marimba e le pedal steel della conclusiva e vagamente allucinogena "Frontera", sono l'ideale compendio di un disco che non stanca davvero mai.
Che venga utilizzato come "carta da parati musicale" o degnato di un attento ascolto, questo "The Black Light" non deluderà nessuno.
Parola mia.
Parola mia.