giovedì 8 dicembre 2016

Radiohead - "Amnesiac" - 2001




So bene che essere il maggiore di tre fratelli comporta una serie di contingenze favorevoli. Schivare ingombranti (ed inutili) paragoni, far valere la propria "saggezza" quando più fa comodo e il non dover indossare imbarazzanti abiti di terza o quarta mano sono solamente alcuni dei piacevoli aspetti della primogenitura.
Oh, poi ti può capitare di nascere in Egitto ai tempi delle Piaghe, però lì parliamo anche di sfiga.
Ma torniamo a noi. Era l'estate del 2001 quando "Amnesiac" vide la luce recando con sè le stimmate da "gemello scemo di "KID A", di fratellino meno dotato e perennemente all'ombra del monolite venuto al mondo 8 mesi prima.
Un pacchettino di scarti dunque?
Una bella scatolina piena di avanzi tipo "è peccato buttarli..."??

Ma neanche per sogno; questi sono i Radiohead, ca**o!!!

Partenza diesel col mirabile incastro di interferenze, sovrapposizioni ed irrequietezza di "Pack Like Sardines in a Crushd Tin Box" che rapidamente scivola in "Pyramid Song" come farebbe un affluente del Nilo.
Pianoforte prostrato e fascinose immagini visionarie vanno a mescolarsi ad atmosfere esotico-oniriche, plasmando un brano dalla bellezza inafferrabile.

"Angeli dagli occhi neri nuotavano con me.
Una luna piena di stelle e di macchine astrali.
Non c'era niente di cui avere paura e di cui dubitare."




La labirintica "Pulk Pull Revolving Doors" pare sbucata da "Mezzanine" dei Massive Attack o dall'incubo di qualche genietto Trip-Hop affetto da insonnia grave. Straniante.
"You and Whose Army?" potrebbe somigliare a qualcosa dei The Verve più caliginosi ed oppiacei, mentre "I Might Be Wrong" si avventura sottovento come un ghepardo che attende IL MOMENTO per azzannare la preda designata in un silenzio quasi irreale. Sinuosamente infida.

"Stanotte cavalchiamo cavalli fantasma"

"Knives Out" e le chitarre più "umane" del platter, contrapposte a liriche tutt'altro che benevole ci riportano al periodo di "Ok Computer", ma curiosamente non ce lo fanno rimpiangere troppo. "Morning Bell Amnesiac" è la versione rielaborata di quella presente in "KID A" e, lievemente rallentata e con un taglio più fosco, è addirittura superiore all'originale.

Un vorticoso crescendo emozionale che ti stritola dolcemente fra le sue spire, non prima di averti però anestetizzato: ecco cos'è "Dollars & Cents".

"Voglio che tu sappia
che lui non tornerà;
perciò fuori i coltelli.
Cattura il topo."

Il desolato ed interlocutorio strumentale "Hunting Bears" ed il rarefatto miagolio artificiale "Like Spinning Plates" preparano la scena per la meraviglia di "Life In A Glasshouse" in cui la New Orleans di un secolo fa compenetra l'endemico spleen albionico, scatenando una reazione di brividi a catena, al cui cospetto è doveroso chinare il capo. Arrangiamento di fiati superlativo ed interpretazione da lacrime agli occhi valgono da soli i 5 teschi che vedete lassù in cima.

In conclusione "Amnesiac" è giusto un pelino inferiore al suo fratellone...ma stiamo parlando di aria fritta.

E ora silenzio, grazie...